POLITICS

MIGRANTI E REFERENDUM

IL REFERENDUM COSTITUZIONALE: ANALISI DI UNA SCONFITTA

2 FEBBRAIO 2017 | GIORGIO NUNIA

Quello dell’immigrazione è stato uno degli argomenti più dibattuti durante la campagna elettorale per il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Ma come ha influito sul voto degli italiani la presenza sul territorio degli immigrati?

Per cercare di rispondere a questa domanda sono stati messi a confronto il risultato elettorale e la presenza di stranieri residenti nelle diverse province italiane (Dati: Ministero dell’Interno e Istat).

Il risultato appare a prima vista sorprendente: esiste una correlazione diretta molto forte tra la percentuale di stranieri residenti sul territorio provinciale e la percentuale di “Sì” ottenuti alle urne (fig. 1).

Le province con pochi stranieri hanno votato in massa per il “No”, mentre quelle dove la presenza di immigrati è più elevata hanno fatto registrare un risultato decisamente più incerto.

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Figura 1

Occorre però fare una premessa: una semplice correlazione tra due variabili non è sufficiente per avvalorare alcuna ipotesi di causalità tra di esse.

Può infatti sempre esservi una terza dimensione(latente) in grado di influenzare entrambe le variabili che saranno correlate senza che tra esse esista necessariamente un rapporto di causa-effetto.

Nel caso specifico è presumibile che tale dimensione latente sia lo sviluppo economico del territorio. Il PIL pro-capite delle diverse province correla infatti significativamente sia con la percentuale di “Sì” al referendum (fig. 2) che con la percentuale di stranieri residenti (fig. 3) dando luogo alla relazione “spuria” evidenziata dal primo grafico.

Figura 2

Figura 3

A questo livello di analisi il tema non sembra quindi incidere sensibilmente.

Tuttavia, se invece di concentrare l’attenzione sulla semplice presenza di stranieri sul territorio (che ricalca approssimativamente la distribuzione del PIL) (Mappa 1), si prende in considerazione la variazione di presenza straniera intervenuta nel periodo 2012-2016 (Mappa 2), ecco che il rapporto immigrazione-risultato referendario sembra assumere rilevanza.

Mappa 1

Mappa 2

L’Italia appare divisa in 2 tronconi con le provincie del Centro-Sud (a partire da Roma) che presentano percentuali di incremento della presenza straniera molto superiori alle province del Centro-Nord (per alcune province di Sardegna, Campania, Calabria e Sicilia l’aumento delle presenze straniere supera il 60%).

Considerando questo diverso indicatore la correlazione con la percentuale di “Sì” al Referendum cambia completamente senso: sono le province dove si è riscontrato il maggior aumento di immigrati a far registrare la più sonora bocciatura della riforma (fig. 4).

Figura 4

Il fatto poi che queste stesse province siano quelle con il retroterra economico più debole sembra avvalorare l’ipotesi di un voto prevalentemente orientato da motivazioni economiche, anti-governative e più in generale anti-sistema. Un voto espressione della rabbia di chi, già in seria difficoltà, si sente minacciato dall’arrivo di nuovi attori all’interno della competizione per la conquista delle risorse.

Che questa minaccia sia reale o immaginaria poco importa, essa rappresenta un argomento di facile presa per larghe fette di elettorato.

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